Il tempo ignaro dei nostri piani batte la lancetta, come Crono, lasciandoci indietro o avanti. Giriamo in tondo come da piccini ma non lo siamo più. E quelle grida nei giardinetti occidentali, di noi bambini fortunati, senza bombe, erano a volte, negli anni ottanta, grida di gente di periferia. Come me. E tra un mondo su cui arrampicarsi e una partita a calcio si sentivano storie di siringhe conficcate negli alberi o disperse tra il fogliame, che nascondevano l’insidia, il pericolo.
Se ti pungi ti ammali.
C’è sempre un innesco che fa saltare.
Che sconquassa la nostra pace interiore. E lo sconquasso provoca tensione e tristezza spesso celata da grande rabbia.
Ognuno di noi dovrebbe vedersi, allo specchio. Vedere se veramente quei movimenti che facciamo come burattini sono nostri o presi in prestito. Vedere se c’è un pizzico di verità in quel che specchiamo. Riserviamo allaPsicologia i miracoli di questo tempo. Come se attraverso la parola, carne e verbo possano guarire dai traumi, dalle ferite che sentiamo dentro.
In parte è così in parte no.
Siamo come Fonti di acqua, sgorghiamo dal profondo. Ma rinneghiamo il profondo e rimaniamo in superficie a prendere il sole come lucertole.
Non sono capace di tante cose.
Tiro su le braccia che il sole arrivi come all uomo di Leonardo.
Cerco di arrivare a quell’angolo lì, nascosto anche alla mia visione. Mentre i glicini fioriscono e teste di daino vengono trascinate dalla volpe nella notte.
Dove è il tuo corpo? E la tua mente?
C’è troppo dolore.
Va spezzettato, diviso, affondato. Ci sono tsunami che non si possono fermare e bugie che non si possono dire.
Gelato?
Vedo gli occhi di Daniele e ci vedo la guerra interna e i miei? Sono una guerriera spuntata tutte le volte che faccio saltare il banco.
Non ho più voglia. La rabbia scava come un baco da seta. Cerca nuove strade dove scaricare. A volte sono cunicoli, a volte sono catacombe, a volte esce alla luce del sole e impatta male la realtà.
Mi spieghi le cose e io le capisco. Ma non sono capace.
A volte.
Non sempre.
Solo a volte. E quelle volte sono poche.
Ma sembrano molte.
Perché noi umani abitiamo il nostro drone così. Pieno di emozioni.
Scusami di essere mostruosa.
È un troppo. Tutto è troppo come quando c’è troppo lievito.
E allora sporca il tavolo, l’ intestino e forse il pensiero.
Ho troppo lievito
Esplodo.
E faccio:
Puff
Ad un passo dalla liberazione di ventre, senza scrupoli come i fascisti che ancora oggi continuano con slogan e atti a mostrare quanto lo siano, quello che mi fa paura è cosa rimane di questa memoria collettiva in me.
Cerco bambole da mangiare con l’uovo sulla pancia e carte perdute sul terreno.
Essere e esistere è un privilegio.
Anche viaggiare.
Anche arrabbiarsi .
Anche essere in salute.
Anche amare .
Anche stirare.
Tutto privilegia
Tutto rende
Ho tirato due calci facendo frastuono.
IL rumore rompe la barriera del suono. Il boato anticipa il vento o il terremoto.
Sono sola. Sono stupida .
Sono intelligente.
Sono
Liberatemi
Ma non chiamate un popolo per farlo
Ne un prete
Chiamate gli angeli
Ma che non vengano da Israele
Accertatevene
Vi prego
Sipario
Settimana 23/26 aprile 2026
Apertura ore 2000
Giovedì 23
Ore 20/2130
Aperitivo tarologico
Ore 2130 Atelier
Conduce Pier Luigi Doro
Presenta David Jack Lanzini
Venerdì 24
Ore 20/22 aperitivo tarologico
Ore 2130 live CANTI DI LIBER-AZIONE
CONCERTO E CERCHIO CANTI DI LIBER-AZIONE CON DATURA
Ore 2330
adrill afrobeat amapiano afro house
fogg pop
roger house techno
Sabato 25
Chiuso
Domenica 26
Ore 20/2100
Aperitivo tarologico
Ore 21
Storia
Dagli anni ‘20 agli anni ‘30
Pier Luigi Doro

